Problemi di digestione:
le cose da sapere

Da che cosa dipende il funzionamento dell’apparato digerente e del processo digestivo? E perché la cattiva digestione, il mal di stomaco e i disturbi dell’intestino sono così diffusi? Scopriamolo insieme.

Problemi di digestione: sintomi più comuni

Si fa presto a dire “ho mal di stomaco”, “ho la digestione lenta”, “ho fatto indigestione”. Ma che cosa si intende esattamente con queste affermazioni? Riuscire a descrivere con precisione i sintomi di cui si soffre e la loro severità è importante soprattutto per consentire al medico di ipotizzare la possibile origine dei problemi di digestione e orientare la diagnosi.

Benché dolori allo stomaco, senso di pesantezza, gonfiore addominale e intestinale siano sintomi abbastanza generici, una loro valutazione attenta, unita all’analisi delle abitudini alimentari, dello stile di vita complessivo e dello stato psicoemotivo, permette al medico di capire se a interferire con la buona digestione sono malattie localizzate all’apparato digerente o in altre sedi dell’organismo, intolleranze o allergie alimentari, stress, ansia o tensioni di natura nervosa oppure, più banalmente, una dieta inadeguata o il fatto di assumere eccessive quantità di cibo.

Quando la cattiva digestione non dipende da una patologia, ma da un processo digestivo poco efficiente (in questo caso si parla di dispepsia funzionale) o reso tale da un pasto pesante, i sintomi caratteristici comprendono:

  • pesantezza di stomaco
  • gonfiore addominale
  • acidità di stomaco
  • dolore e bruciore di stomaco
  • eruttazioni e rigurgiti acidi
  • meteorismo intestinale
  • flatulenza
  • nausea e vomito
  • sonnolenza/stanchezza
  • mal di testa.

In genere, questi disturbi iniziano a manifestarsi subito dopo la conclusione del pasto o nella mezz’ora successiva e persistono per almeno un paio d’ore (ma anche molto più a lungo se si tratta di una vera e propria indigestione). I primi a comparire sono i problemi allo stomaco, mentre il disagio intestinale, che si può manifestare per esempio con mal di pancia, stitichezza o diarrea, comincia a farsi sentire in un secondo tempo, quando il bolo di cibo semi-digerito dallo stomaco scende verso l’intestino.

Le cause più diffuse dei problemi digestivi

Al di là dei problemi di digestione occasionali o cronici già citati, le condizioni e le malattie che possono interferire con il buon funzionamento dell’apparato digerente sono davvero moltissime e possono essere dovute a:

  • eccessiva secrezione di succhi gastrici, come nel caso dall’acidità di stomaco e della gastrite
  • scarsa tenuta del cardias (la valvola che separa lo stomaco dall’esofago e che previene la risalita dei succhi gastrici acidi), tipica del reflusso gastroesofageo;
  • infezioni dello stomaco dovute all’Helicobacter pylori
  • eccessiva o ridotta motilità del tubo digerente, con conseguente stitichezza o diarrea;
  • malattie infiammatorie croniche intestinali, celiachia e allergie alimentari
  • intolleranze alimentari dovute a carenza di enzimi specifici, come quella al lattosio dovuta a deficit di lattasi (l’enzima che scinde lo zucchero del latte nei suoi due componenti, galattosio e glucosio).

A causare disturbi digestivi possono anche essere farmaci assunti per la cura di malattie di vario tipo, prescritti dal medico o assunti spontaneamente dal paziente per alleviare disturbi comuni non gravi. Tra i medicinali di largo impiego più spesso associati ad acidità di stomaco e irritazione della mucosa gastrointestinale ci sono i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per bocca.

Una ben nota fonte di problemi digestivi non legata a malattie è la gravidanza: le variazioni ormonali dei primi mesi, spesso, si associano ad aumentata acidità di stomaco, nausea e vomito, mentre nell’ultimo trimestre l’ingombro del bambino comporta sensazione di sazietà precoce, pesantezza dopo i pasti, ridotta motilità e rallentato transito intestinale con conseguente stitichezza (già promossa dagli ormoni della gravidanza).

Cattiva digestione: i possibili rimedi

Contro la cattiva digestione esistono innumerevoli rimedi. L’indispensabile premessa per scegliere la soluzione più appropriata ed efficace è capire con precisione l’origine del malessere gastrointestinale.

Se i fastidi a carico dell’apparato digerente sono occasionali, modesti e non riconducibili ad alcuna patologia, può essere utile ricorrere a prodotti antiacidi a base per esempio di carbonato di calcio, bicarbonato di sodio, idrossido di magnesio, idrossido di alluminio e simeticone o carbone vegetale, in grado di tamponare in modo rapido i succhi gastrici, di offrire sollievo in pochi minuti e di svolgere un’azione completa contro bruciore di stomaco, reflusso gastroesofageo e meteorismo.

Altri farmaci utilizzati per il trattamento dei disturbi connessi all’iper-acidità di stomaco cronica sono gli inibitori di pompa protonica (PPI) o gli inibitori dei recettori H2

Per facilitare lo svuotamento gastrico e attenuare la sensazione di pesantezza e gonfiore addominale, invece, sono adatti i farmaci procinetici, che facilitano lo svuotamento gastrico.

In tutti gli altri casi, il primo dei consigli è consultare il medico per una valutazione competente e ricevere indicazioni sulle terapie più appropriate e gli eventuali approfondimenti da effettuare. In particolare, se sono presenti forti dolori allo stomaco, intensa acidità di stomaco e/o reflusso gastroesofageo persistente, il medico prescriverà esami specialisti più specifici.

Come prevenire i problemi di digestione

Le strategie più efficaci per prevenire i problemi di digestione consistono indubbiamente nel seguire una dieta sana e bilanciata (commisurata alle esigenze nutrizionali individuali, ma poco impegnativa per lo stomaco) e nel praticare regolarmente attività fisica (che non significa necessariamente dedicarsi a uno sport particolare, ma anche soltanto camminare o andare in bicicletta ogni giorno).

Alimentazione corretta e movimento permettono non soltanto di garantire all’apparato digerente di lavorare al meglio e di mantenere un transito intestinale regolare, ma anche di restare in forma, prevenendo o contrastando sovrappeso e obesità, nonché di allentare lo stress, ridurre l’ansia e le tensioni psicologiche: tutti fattori che promuovono e peggiorano la dispepsia, l’iper-acidità di stomaco, il reflusso gastroesofageo e la stitichezza.

Per quanto riguarda la dieta, per prevenire problemi di digestione è utile evitare il più possibile, per esempio:

  • grassi animali
  • fritti
  • salse e sughi (specie se a base di pomodoro)
  • intingoli
  • cibi piccanti o speziati
  • piatti pronti
  • creme e snack dolci e salati
  • carni arrosto o brasate
  • insaccati
  • formaggi grassi
  • sale e condimenti in eccesso ecc.

Oltre a scegliere alimenti che non creano problemi di digestione, è importante non sovraccaricare lo stomaco, limitando la quantità di cibo ingerita in ciascun pasto. L’ideale è suddividere i cibi assunti durante la giornata in almeno 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena leggera) e 2 spuntini (a metà mattina e a metà pomeriggio), ma ciascuno può individuare lo schema migliore sulla base della propria esperienza.

Per evitare il gonfiore e non promuovere il reflusso gastroesofageo, bisogna fare attenzione anche all’acqua: oltre a berla soltanto naturale e a temperatura ambiente o appena fresca, è consigliabile assumerla almeno mezz’ora prima di mangiare o un’ora dopo, limitandosi a un bicchiere durante il pasto.

Bibite gassate, alcol e caffè, invece, vanno proprio evitati se si soffre di dispepsia e/o acidità di stomaco. Altrettanto svantaggioso per il benessere gastrointestinale è il fumo, che promuove la secrezione di succhi gastrici e l’iper-acidità di stomaco e va abbandonato (o fortemente ridotto) anche per proteggere la salute su molti altri fronti.

Sempre per evitare sensazione di sazietà precoce e gonfiore addominale è importante masticare con calma, a lungo, e non parlare mentre si mangia per evitare la cosiddetta “aerofagia”, corrispondente all’introduzione di aria nello stomaco insieme al cibo. Ciò non impedisce una conversazione tranquilla in famiglia o tra colleghi in pausa pranzo: basta avere l’accortezza di parlare tra un boccone e l’altro, e non con la bocca piena, ed evitare di rispondere al telefono mentre si sta mangiando.